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Tutti i temi: Rifugiati

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Gori, settembre 2008: edificio distrutto © AI
20.11.2008 "Cento giorni dopo il conflitto di agosto tra Georgia e Russia, oltre 20mila profughi di etnia georgiana non possono ancora rientrare nelle loro case nell'Ossezia del Sud mentre molte altre persone su entrambi i lati del conflitto, una volta riuscite a tornare, hanno trovato le loro abitazioni devastate o distrutte"- afferma un recente rapporto di Amnesty International. L'associazione sottolinea che non potranno esservi riconciliazione e pace duratura "senza l'accertamento della verità e delle responsabilità" e chiede che vengano fatte indagini sul comportamento di tutte le parti coinvolte nel conflitto. Sia dal lato georgiano che da quello russo sono state sganciate bombe a grappolo in vicinanza delle aree abitate e gli ordigni inesplosi stanno pregiudicando il rientro dei profughi.
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Temi/paesi correlati: [Attivismo] [Mine] [Conflitti] [Diritti civili]
Foto: Gori, settembre 2008: edificio distrutto © AI
Profughi in R.d. Congo - da www.amnesty.org
18.11.2008 Di fronte al continuo aumento del numero delle vittime nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), Amnesty International, Human Rights Watch e oltre 40 organizzazioni impegnate in Africa hanno chiesto ieri la convocazione immediata di una sessione speciale del Consiglio Onu dei diritti umani per promuovere "azioni efficaci per proteggere migliaia di civili le cui vite sono a rischio" e chiedono di nominare un inviato speciale che riferisca sulla crisi umanitaria. Nelle scorse settimane la rete 'Chiama l'Africa' e numerose ong italiane hanno lanciato un pressante appello all'Ue e all'Italia affinchè venga fornito soccorso immediato alle popolazioni colpite dalla guerra nel nord Kivu e si promuova l'invio nella zona di operatori di pace.
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Temi/paesi correlati: [Emergenze] [Nazioni Unite] [Conflitti] [Diritti umani]
Foto: Profughi in R.d. Congo - da www.amnesty.org
Sfollati in Nord Kivu (R.D. Congo) ©Msf
06.11.2008 "I tanto pubblicizzati convogli umanitari scortati dai militari che hanno portato assistenza a Goma e Rutshuru costituiscono una risposta inadeguata alla crisi umanitaria in corso nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo": lo afferma un comunicato di Medici Senza Frontiere (MSF)."C’è il rischio che l’aiuto umanitario sia manipolato da attori politici o militari e che gli operatori umanitari siano percepiti come una parte in conflitto" - sottolinea la nota evidenziando che "convogli umanitari scortati dai militari rischiano anche di confondere la distinzione tra l’assistenza umanitaria e l’azione politico-militare". MSF sottolinea la necessità di mantenere questa distinzione cruciale nella tormentata regione del Nord Kivu.
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Temi/paesi correlati: [Emergenze] [Conflitti]
Foto: Sfollati in Nord Kivu (R.D. Congo) ©Msf
Bambini in un campo per rifugiati
05.11.2008 Beati i Costruttori di Pace, Chiama l'Africa, Commissione 'Justitia et Pax' degli Istituti missionari italiani, Tavola della Pace e numerose altre associazioni intervengono sulla crisi nel Kivu (R.D. Congo) facendo appello all’Italia, che è membro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, "perché svolga un ruolo attivo in quella sede e in Europa affinché vengano rispettati i diritti delle persone, sviluppata la democrazia, fermata ogni aggressione armata e finalmente perseguita la pace". "Occorre dare voce alla politica, cominciando da alcuni punti fermi" -scrivono i promotori dell'appello chiedendo di organizzare con urgenza l’azione umanitaria per rispondere all’emergenza e ribadire il mandato dei contingenti dell'Onu presenti nel Kivu perché possano svolgere il compito che è loro assegnato, cioè quello di far rispettare gli accordi e proteggere la popolazione.
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Temi/paesi correlati: [Emergenze] [Società civile] [Attivismo] [Conflitti]
Foto: Bambini in un campo per rifugiati © Adrian Arbib
Caschi blu della Monuc e popolazione in fuga - da Nigrizia
01.11.2008 Di fronte al dramma della guerra che sta investendo la Repubblica democratica del Congo (R.D. Congo), le associazioni 'Beati i Costruttori di pace', 'Chiama l'Africa' e 'Rete Pace per il Congo' lanciano un pressante appello all'Unione europea e all'Italia affinchè venga fornito "soccorso immediato alle popolazioni colpite dalla guerra nel nord Kivu" e si promuova l'invio nella zona di operatori di pace - i "caschi bianchi" - oltre a prendere "le opportune misure contro il regime del Ruanda, il cui sostegno alla guerra di Nkunda è ormai provato". Chiedono inoltre alla Corte Penale Internazionale di "spiccare rapidamente un mandato internazionale d’arresto contro Laurent Nkunda".
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Foto: Caschi blu della Monuc e popolazione in fuga - da Nigrizia

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